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GALLO-ITALICO DIALETTO LOCALE

Notizie Storiche

Il Galloitalico: un poco di storia

Nel1087, il Gran Conte Ruggero sposò in terze nozze Adelaide o Adelasia, figlia di Manfredi marchese del Monferrato in Piemonte; contemporaneamente una figlia di Ruggero sposò Enrico, fratello di Adelaide. A seguito di questo matrimonio, una forte immigrazione di popolazioni venute dal Nord dell’Italia si stanziò in Sicilia nella zona che va da Randazzo fino a Caltagirone. Questo vasto territorio taglia trasversalmente la Sicilia, isolando la zona sud-orientale, in modo da dividere i numerosi mussulmani ed assicurare una catena di capisaldi latini fino al canale di Sicilia. U. Falcando attesta, nel 1161, alcune località siciliane menzionate con la formula di ”Oppida Lombardorum” , citando così Piazza, Butera, Randazzo, Nicosia, Capizzi, Imacara, e altre non definite. Questo mostra chiaramente che gli ”Oppida Lombardorum” non erano solo castelli con piccole guarnigioni, ma località abitate in buona parte da settentrionali. Essi dovevano fornire alcuni servigi ma erano esenti da tasse per i commerci, inoltre dovevano costruire chiese, castelli e strade. In seguito queste città diventarono demaniali. Di queste località solo otto, ancora oggi parlano un dialetto che risente di fortissime influenze linguistiche e fonetiche delle parlate del Nord dell’Italia e del Sud della Francia: Aidone, Nicosia, Piazza Armerina e Sperlinga nella provincia di Enna; Fondachelli-Fantina, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, Sanfratello nella provincia di Messina;. A queste possono essere aggiunte altre località siciliane dove esistono tracce di dialetto galloitalico come: Randazzo, Mirabella Imbaccari, Maniace, Bronte, San Michele di Ganzaria, Caltagirone, Roccella Valdemone.

Altre ipotesi storiche sul dialetto Galloitalico in Sicilia :

1040– Presenza di Cavalieri mercenari Lombardi e Normanni a seguito del condottiero Maniace per la ripresa bizantina della Sicilia; Alcuni Cavalieri non fecero ritorno nelle loro terre e si ipotizza che si siano stanziati in queste zone dando vita ad un piccolo insediamento galloitalico.

1060 -Arrivo dei Normanni e conquista di tutta la zona siciliana dei Peloritani e dei Nebrodi. Capitale Normanna di quel periodo sarà Troina (30 km da Sperlinga)

1230Colonizzazione di alcune città siciliane voluta da Federico II di Svevia.

1260/1282Dominazione Angioina: possibile rinforzo delle colonie galloitaliche.

1282Vespro Siciliano – tutti i paesi galloitalici partecipano al Vespro tranne Sperlinga

 

Galloitalicoè un termine coniato intorno al 1870 a seguito di una ricerca di poesie e canti natalizi da parte dello sturidoso Lionardo Vigo che si vede recapitare alcune filastrocche da Sanfratello e Nicosia. Scopre così una realtà linguistica troppo particolare; da qui una serie di ricerche sul campo e infine contatti con il Piemonte da dove si presuppone vengano buona parte dei Galloitalici.

 

Dal 1990 ad oggi una serie di studi e pubblicazioni sul dialetto Galloitalico sono state curate delle associazioni locali come l’Archeoclub d’Italia di Sperlinga, l’Associazione Culturale "Forti Natoli", La Scuola Media Statale "Dante Alighieri", la Scuola Media Statale "L. Pirandello", il Liceo Classico"F.lli Testa" di Nicosia.

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Particolarità Fonetiche

Particolarità fonetico-ortografiche del dialetto galloitalico di Sperlinga

1) Esiste un vocalismo a più toni: a, i, u si pronunciano aperti:

ə = (e indistinta),

didəhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play.jpg(dito/doigt) , meləhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_1.jpg(miele/miel),

 

= (e chiusa),

nhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(neve/neige), phttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(pelo/poil), bẹọhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(bere/boire),

e = (e aperta),

neọhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(anello/anneau), peọhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(pelle/peau), beọhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(bello/beau);

= (o chiusa),

mọstọhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(mosto/moût),

o aperta;

2) I verbi della I coniugazione sono accentati in è come:

mangéhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(mangiare), parréhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(parlare), catéhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(comprare/acheter).

3) I verbi delle altre coniugazione seguono la coniugazione dei verbi come nella forma inglese: l’infinito è uguale alla I persona dell’indicativo presente.

bẹọhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(bere/boire), dormọhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(dormire);

4) La consonante L si trasforma in dd:
dduna
http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(luna/lune), ddana http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(lana/laine), ddaidhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(brutto/laid),
stedda
http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(stella/étoile), stẹddahttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(pezzo di legno/morceau de bois);

5) La consonante C spesso si pronuncia zz Ex: zzẹnẹrọhttp://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(cenere/cendre)

 

6) Le consonati nasali:

pan http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg, vin http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg, sọọzizọn http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg,

chian http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(piano/plan), chin http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg(pieno/plein)

 

un dọẹ trei quatrọ zincọ siẹi setọ uọitọ nuọvọ diẹsgiọ http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg

ọnze dọzə trzə quatorzə chinzə szə dəsgəsetə dəsgəduọitọ dəsgənuọvọ vintọ http://www.castellodisperlinga.it/upload/listen_play_2.jpg

 

 

 

 

 

Poesia

 

 

- Miẹghiọ chə prəfitẹ -

Tə vanza corcọ amigọ

Ọra kə fẹnọ ẹ listẹ

P’amọrọ də chiané

Ghiè chi tə ofrọ ‘n cafè

E pə ncarzé votọ

Ghiè chi tə paga ‘n gotọ

Dopọ ch’anọ chianaitọ

Fənisciọnọ l’ənvitẹ

Perciò mẹntọ chə ofrẹnọ

E miẹghiọ chə prəfitẹ

ti avanza qualche amico

adesso che hanno fatto le liste (elettorali)

per essere eletto

c'è chi ti offre un caffé

ma per assicurarsi il voto

c'è chi ti paga un bicchiere(di vino)

dopo che sono stati eletti

finiscono gli inviti

quindi visto che offrono

è meglio che ne approfitti

Prof.ssa Grazia Gangitano

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Nel 1998 l'Archeoclub di Sperlinga con il patrocinio del Comune di Sperlinga organizza la prima Rassegna di Poesie e Prosa in Dialetto Galloitalico, fissandone la data per ogni 19 Agosto e che vide la partecipazione di diversi poeti dei paesi Galloitalici di Sicilia.

Nel 2001 sempre a cura della Sezione locale Archeoclub e con il patrocinio del Comune di Sperlinga viene pubblicato il primo opuscolo che contiene alcune delle opere lette durante la Rassegna di poesia e prosa in dialetto galloitalico.

 

Troverete gli opuscoli pubblicati delle diverse Rassegne:

III Rassegna di Poesie e Prosa in Dialetto Galloitalico 2001

IV Rassegna di Poesie e Prosa in Dialetto Galloitalico 2002

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Poeti Galloitalici

Omaggio a Sigismondo Castrogiovanni (1933-2007)


Pәtulọẹ pericọlọsgẹ

N giọrnọ, dona Maria Grazia a P. ndà, câ quartota ô brazzọ, a l eugua e ghjә trọvà, ô solәtọ, ddә mafiọsgẹ chә daviẹnọ linchiọ sẹmpọ primọ dә l aọtẹ. Comọ sọccәdia caọsọ sẹmpọ, macara dda matina ghjә fọnọ sciarrẹ e bandiọẹ. Pәppina a C. bandiandọ menzọ dә l aọtẹ caffọddà m- mәzzicọn ta n brazzọ de dona Maria Grazia. Ne n’è che una buscava e sa ciantava, e gọscì dona Maria Grazia zәrcà dә rrẹndәghjẹ a partọ sọọ chә nәn trọvava n postọ ọnda rrẹndәssẹ a vẹncia. Sә calà, nfilà na man sọtta i gọneddẹ dә Pәppina pә deghjẹ n pәtulọn ma chẹdda sә mọvẹtọ e ndà fәnisciọ che ô pọstọ dә n pәtulọn cọ l ọngẹ ddọrdẹ e ddọnghẹ e ndurue , ghjẹ fẹ na granciada. Da Pәppina ghjẹ cọmәnzà a cọlè sangọ e a pọrtanọ ô spitaọ pә fela mәdәghè. Cọ tuta a mәdәgada, però, a granciada iẹra a malọ postọ, ghjә fe nfeziọn e vossọ rәstè ô spitaọ pә na chinzzẹna dә giọrnẹ. I miẹdәghẹ, sicomọ chә ghjә vọlia tutọ ddọ tẹmpọ pә guarisciọ, vossәnọ fè a denuncia, e fọ gọscì che da dona Maria Grazia a P. a ndanọ a pighjè i carrabọniẹrẹ e a pọrtanọ n galiẹra. Ghjә vossọ l ovocatọ; paganọ zincọcentọlire, e, dopọ treẹ giọrnẹ a libaranọ. Puọẹ ghjә fọ a caọsa. Fәgurevẹ tutẹ i vәsginẹtẹ dә dona Maria Grazia, comọ ọ savẹtәnọ, se nәn fọnọ mprontẹ pә ndè sẹntọ, tâ sala dọ tribunalọ, comọ avia staitọ ọ fattọ. E dda matina a sala s trọvà gọscì china chә ghj’iẹrәnọ crәstiaẹ macara fina davanzo â- porta dọ palazzọ. Comọ fọnọ tutẹ cosẹ mprontẹ ọ giudәcẹ dọmandà da dona Maria Grazia:

E’ vera che mẹntọ vә sciarriavẹ ô rrọzzọ cọ na man ghjә dastẹ na granciada da Peppina a C. zza presentẹ?

Sci, vera è voscenza- rrәspọndẹtọ dona Maria Grazia.

Ma ọra seẹ pәntuda è vera?

Aọtọ che pәntuda sọgnọ. A’ chiù dә chizẹ giọrnẹ chә mә ddavọ i maẹ cọ sapọnetọ prefumà e ancọra mә fanọ fiẹtọ de baccalarọ!

Traduzione: Pizzicotti pericolosi

Un giorno, la signora Maria Grazia detta la P. andò, con la quartara sotto braccio, a prendere l’acqua e vi trovò, come al solito, quelle mafiose che dovevano riempire sempre prima degli altri. Come succedeva quasi sempre, anche quella mattina ci furono liti e urla. Peppina detta la C. gridando con le altre dette un morso ad un braccio della signora Maria Grazia. Non è che chi le se una le prendeva poi stava serena, e fu così che la signora Maria Grazia cercava di rendere la parte; soltanto che non trovava un posto dove rendersi la rivincita. Si abbasso, infilò le mani sotto la gonnella di Peppina per darle un pizzicotto; ma questa si mosse e finì che invece di un pizzicotto con quelle unghie luride e lunghe e indurite, le procurò un profondo graffio. Incominciò ad uscire sangue e Peppina fu portata all’Ospedale per farla medicare. Ma con tutta la medicazione, però, il graffio che era in un posto delicato (intimo) si infettò e dovette rimanere all’ospedale per una quindicina di giorni. I dottori, poiché era necessario tutto quel tempo per guarire, vollero fare la denuncia; e fu così che signora Maria Grazia detta la P. venne prelevata dai carabinieri e la portarono in prigione. Fu necessario avere l’avvocato; pagarono cinquecento lire, e dopo tre giorni la liberarono. Poi vi fu il processo. Ovviamente tutte le vicine della signora Maria Grazia, come lo hanno saputo, se non furono pronte per andare a sentire, nell’aula del tribunale, come era stato i l fatto. E quella mattina l’aula si trovò così piena che c’erano persone fino davanti la porta del Palazzo(di Giustizia).

Quando tutte le cose furono pronte il giudice chiese alla signora Maria Grazia:

E’ vero che mentre bisticciavate alla fontanella con una mano avete dato un graffio a Peppina detta a C. qui presente?

Si, è vero Eccellenza – rispose la signora Maria Grazia.

Ma adesso siete pentita , è vero?

Sono molto pentita. E’ più di quindici giorni che mi lavo le mani con il sapone profumato e ancora mi fanno puzza di baccalaro.( pube)

 

V Rassegna di Poesie e Prosa in Dialetto Galloitalico 2003

VI Rassegna di Poesie e Prosa in Dialetto Galloitalico 2004


VII Rassegna di Poesia e Prosa in Dialetto Galloitalico 2005

 

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Canti e Musiche

Dalla raccolta Suoni e Canti Popolari della Provincia di Enna di Pino Biondo.

Ascolta:

E ghie corpa nino rizzo

Tore, Turiddo filastrocca

Canti dell'aia canto di preghiera e invocazione durante la pisatura

Lo Santo Barrilo canto tipico della mietitura per calmare la sete chiedendo da bere (vino)

S'avissa sdirrupare la to casa tipica canzone di "sdeggno" per amore non corrisposto.

 

 


Dizionario per immagini

Dizionario per immagini del Dialetto galloitalico visualizza/scarica


Enza Giangrasso A Giagiarda
ascolta in mp3




Sọva na roca

dda no prà vertọ

ghij è na giagiardəla

kəsə pigghja ọ sọọ

spẹngiọa təstẹta

e niẹsciọ a ddəngueta

pəciọté n scravaghiọ.

Səmangia lesta n tarantelọ

beọnẹirọ.

Gọscì, dəọ chə tiesciọ

ddusgiẹnte filandəle

e gramagghja ẹ nimalẹtẹ

na so rẹda

fənẹtọna bọca verta

də na giagiardəla vẹrda

kəsə pigghja ọ soọ

dda no prà vertọ

sọva na roca.





Aggiornato al: 17-02-2018

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